La Dott.ssa Marina Marchetti ha presentato a Parigi i risultati di un’indagine sull’applicazione delle linee guida internazionali per il trattamento e la prevenzione della trombosi associata al cancro. Il workshop dal titolo Cancer-associated Thrombosis. From evidence to implementation (Trombosi associata al cancro. Dall’evidenza all’implementazione), si è tenuto il 10 Luglio 2026, alla vigilia del congresso della Società Internazionale di Emostasi e Trombosi – ISTH, nella prestigiosa cornice del Centre de Recherche Saint-Antoine dell’Università Sorbona.
L’obiettivo principale dello studio era quello di comprendere come le ultime evidenze scientifiche sulla trombosi associata al cancro vengano concretamente applicate nella pratica quotidiana degli ospedali.
Ne ha parlato anche l’Eco di Bergamo, in un articolo pubblicato sulla Pagina della Salute di Domenica, 2 Luglio 2026: 2026.08.02 – L’Eco d Bergamo – Cancro e trombosi. Applicazione linee guida internazionali
Trombosi e cancro
Tra trombosi e cancro ci sono relazioni importanti: la trombosi può aumentare la gravità del tumore e il cancro può favorire la formazione di trombosi. La trombosi associata al cancro è una delle complicanze più comuni e gravi in oncologia e rappresenta tuttora una delle principali cause di morbilità e mortalità nei pazienti affetti da tumore. Nei pazienti oncologici, dopo il cancro, la seconda causa di morte è rappresentata dal tromboembolismo. Una condizione da 4 a 11 volte più frequente nelle persone malate di cancro rispetto a chi non lo è. Anche le terapie anti-tumorali aumentano ulteriormente il rischio di formazione di trombi.
Negli ultimi anni, diverse società scientifiche internazionali hanno sviluppato linee guida di pratica clinica basate sulle evidenze per la prevenzione e il trattamento di questa delicata condizione. Tra queste, ESMO – European Society For Medical Oncology, EHA – Associazione Europea di Ematologia, ASH – Società Americana di Ematologia, e ISTH – Società Internazionale di Trombosi e Emostasi.
Risulta importate capire come e in che misura questa siano adottate nella pratica clinica quotidiana e come si trasformino così in un beneficio concreto e quotidiano per tutti i pazienti.
Indagine internazionale
Con questo obiettivo è stato avviato un progetto internazionale per l’esecuzione di un’indagine scientifica, guidata dai professori Grigoris Gerotziafas, Direttore CaVITE dell’Università Sorbona di Parigi e Anna Falanga, socia ISTH, presidente di ICTHIC e Direttore Scientifico di Fondazione ARTET.
Allo studio hanno partecipato esperti di 18 Paesi. I suoi risultati sono stati presentati nel corso del workshop di cui scrivevamo sopra, interamente dedicato al tema della trombosi associata al cancro. Un evento sostenuto da ISTH, CaVITE dell’Università Sorbona di Parigi e ICTHIC – International Conference on Thrombosis and Hemostasis Issues in Cancer di Bergamo.
Ha introdotto i lavori la Prof.ssa Anna Falanga, seguita dalla Dott.ssa Marina Marchetti, dell’Immunoematologia di Bergamo, socia ISTH e membro del Comitato Scientifico di Fondazione ARTET, che ha presentato i risultati dell’indagine. Questi appaiono molto interessanti.
Risultati
Dall’analisi presentata emergono alcuni aspetti molto positivi. La comunità medica internazionale dimostra un’elevata sensibilità e un forte consenso generale sulle linee guida. L’indice di gradimento e approvazione è pari al 93%. Il 96% degli esperti, inoltre, si è detta favorevole al lancio di un’iniziativa internazionale coordinata per sostenere la prevenzione della trombosi.
Al tempo stesso, l’indagine ha messo in luce un divario tra la conoscenza teorica delle recenti linee guida internazionali e la loro reale applicazione pratica: la consapevolezza della loro esistenza raggiunge il 60% tra i medici ma la loro applicazione effettiva nella routine clinica è pari al 54%.
C’è quindi un margine di miglioramento che rappresenta una straordinaria opportunità per rendere l’assistenza ancora più omogenea, efficiente e vicina alle persone. Per raggiungere questo obiettivo, sono state individuate alcune leve. In primo luogo, la digitalizzazione: la sfida principale è integrare la valutazione automatica del rischio di trombosi direttamente nelle cartelle cliniche elettroniche. Questo eviterebbe che il medico debba svolgere calcoli manuali durante le visite. Poi, il lavoro di squadra: oggi solo il 27% dei centri dispone di un percorso multidisciplinare strutturato. La strada tracciata però punta a rafforzare la sinergia tra oncologi, cardiologi, chirurghi, medici di base e figure chiave come infermieri e farmacisti clinici.
Infine, un’attenzione speciale deve essere rivolta al benessere emotivo. Oggi solo il 7-8% dei medici valuta in modo sistematico l’ansia e lo stress legati alla diagnosi o alle terapie. Sta però crescendo la consapevolezza di quanto sia fondamentale prendersi cura della persona nella sua totalità, posto che la salute fisica non è separabile da quella emotiva. Non solo: il benessere emotivo aiuta la persona ad affrontare i percorsi di diagnosi e cura in modo più efficace.
I risultati emersi a Parigi confermano che le armi terapeutiche a disposizione sono eccellenti come quelle per la prevenzione. La nuova sfida è quella di unificare i percorsi di cura e digitalizzare gli ospedali, per garantire a ogni paziente, ovunque si trovi, un’assistenza tempestiva, moderna e personalizzata. Si può fare. Si sta già facendo.
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