Studio estensivo della coagulazione in pazienti affetti da COVID19 (EMO-COVID19)

I pazienti affetti da COVID-19 mostrano uno stato di ipercoagulabilità (una forte attivazione della coagulazione del sangue) come dimostrato dai livelli elevati di alcune proteine del plasma come il fibrinogeno e il d-dimero oltre che ad un parallelo aumento dei marcatori di infiammazione (ad es. la proteina C reattiva). In questi pazienti si sono registrati un aumento considerevole di embolie polmonari, tromboflebiti e infarti. In particolare, la trombosi venosa o arteriosa, è una delle complicanze più gravi della malattia, oltre a essere predittiva di un outcome peggiore (morte). Secondo diversi studi, l’incidenza di complicanze trombotiche varia dal 16 al 49% nei pazienti con COVID-19 ricoverati in terapia intensiva.
Gli studi autoptici effettuati nei pazienti deceduti per COVID-19 descrivono un esteso danno alveolare diffuso e la presenza di trombi ricchi di fibrina e piastrine all’interno dei piccoli vasi periferici dei polmoni. Queste trombosi polmonari microvascolari potrebbero essere la causa dell’ostruzione dei piccoli vasi e dell’insufficienza d’organo anche in altri organi. È importante sottolineare che, in linea con questi risultati clinici e patologici, i dati indicano che i biomarcatori biochimici della coagulazione in pazienti gravemente malati di COVID-19 sono associati a un rischio più elevato di morte. Un’importante attivazione endoteliale, secondaria all’infiammazione, potrebbe essere alla base di questo quadro altamente trombofilico, ma servono studi approfonditi al fine di identificare possibili cause e marcatori predittivi di trombosi.
Inoltre, data la grande variabilità della risposta individuale all’infezione da SARS-COV2, è importante capire se e come i fattori biologici e genetici possono predisporre ad una malattia più grave, incluso lo sviluppo della coagulopatia e della trombosi. Sono già stati identificati diversi geni candidati e varianti alleliche associate alla suscettibilità dell’ospite all’infezione da parte di altri membri del genere betacoronavirus. Ad oggi, nessuno studio ha valutato il ruolo delle varianti trombofiliche nella gravità della malattia e nella trombosi nei pazienti con COVID-19. Le alterazioni genetiche di diversi componenti della coagulazione del sangue possono influenzare direttamente o indirettamente l’equilibrio emostatico e innescare uno stato protrombotico.
L’ipotesi di lavoro del nostro progetto è che le varianti alleliche genetiche delle proteine della coagulazione sono tra i fattori che influenzano la gravità del COVID-19, comprese le complicanze tromboemboliche.
Il nostro obiettivo principale è quello di analizzare le proteine della coagulazione e i diversi geni associati alla trombofilia in una popolazione ad alto rischio di infezione e un’alta incidenza di esiti gravi, come quella della zona di Bergamo, rispetto a quella della popolazione generale.
Tutto ciò consentirà la stratificazione dei pazienti più a rischio per il peggior outcome di COVID-19 e una migliore gestione clinica delle trombosi.